Lettera aperta : ALLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE, AI DIRIGENTI SCOLASTICI, ALLE ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI DEGLI INSEGNANTI, ALLE ASSOCIAZIONI DEI GENITORI, AGLI ENTI LOCALI AI SERVIZI SOCIALI ED EDUCATIVI DEGLI ENTI LOCALI

La scuola dopo quello che ha subito ha bisogno di ritrovare tutta la propria identità, i propri spazi, la
condivisione e la socialità venuti meno nell’epoca della chiusura. Di essere al centro di un progetto di ripartenza a cui tutto il paese è chiamato a contribuire.
Per una ripartenza che non sia subordinata solo a preoccupazioni sanitarie e a forme miste di didattica con orari in presenza ridotti alle quote base, è utile e necessario organizzare forme interrelate di partecipazione
di una pluralità di soggetti a un progetto educativo organico che è competenza della scuola definire e coordinare.
Prima della pandemia la Scuola era invasa da una miriade di progetti spesso di corto respiro, disarticolati rispetto a un piano organico di offerta formativa; ora la Scuola deve riassumere la sua funzione centrale. Così
da poter fare da guida e perno di un governo educativo esteso al territorio, alla città.
È necessario un piano di rivisitazione e cambiamento dell’intero sistema degli interventi educativi attivando, sotto la regia della scuola, ampi confronti, tavoli e patti territoriali, conferenze dei servizi, aperte e
partecipate dal mondo della scuola, degli Enti Locali, della società civile, delle associazioni.
Ci aiuta nella direzione di un dialogo più strutturato con il mondo associativo la recente sentenza della Corte Costituzionale che, nel ribadire il principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale (art. 118, u.c.Cost.)
riconosce agli ETS (enti terzo settore), in quanto rappresentativi della “società solidale”, la loro funzione di rete capillare di vicinanza e solidarietà.
D’ altra parte moltissime buone pratiche sono risultate evidenti in questi ultimi anni con risultati straordinari , e anche durante la fase di lockdown le associazioni hanno dato un contributo notevole nel ridurre gli effetti
discriminanti dovuti alla chiusura delle scuole… pensiamo alla rete dei Punti Luce di Save The Children, a Provaci ancora Sam a Torino, la rete delle scuole a Genova o le Comunità educanti del quartiere alla Zisa di Palermo, piuttosto che Ponticelli a Napoli, Radici di Comunità nel Lazio, che sono solo alcuni esempi delle tante buone pratiche presenti nei territori.
I patti territoriali non intendono mettere in discussione l’autonomia della scuola, il suo ruolo istituzionale sancito dalla Costituzione.
È di importanza strategica dimostrare che SI PUO’ FARE e avviare un insieme di esperienze di ricerca,
partecipazione, co – progettazione scuola-città usufruendo del massimo di servizi educativi e istituzioni culturali che il territorio offre, condividendo con associazioni e soggetti appositamente formati spazi e tempi
educativi di qualità.
È una sfida che la scuola è chiamata ad affrontare senza venir meno alle proprie funzioni, ma aprendo un orizzonte di responsabilità educativa condivisa con il territorio.
Come soggetti da sempre coinvolti in percorsi educativi ci interessa perciò raccogliere buone pratiche frutto di accordi inter-istituzionali, che dimostrino che non si tratta di procedere a una sommatoria di interventi
giustapposti fra mattina e pomeriggio, ma di produrre insieme cultura pedagogica e senso dell’esperienza vissuta e rielaborata.

Chiediamo pertanto alle scuole, agli insegnanti, ai dirigenti scolastici, ai servizi educativi di raccontare quanto si sta facendo nella direzione del raccordo scuola-città, scuola-territorio.
Le esperienze raccolte saranno pubblicate sul sito Comune-info e linkate sui siti delle associazioni aderenti alla proposta.
Proponiamo di fornire i seguenti elementi di conoscenza:

  1. Analisi del territorio in cui si instaura l’alleanza educativa scuola- enti locali -servizi -associazioni.
  2. Quali bisogni educativi sono stati individuati e a cui si vuole rispondere.
  3. Chi è stato il promotore dell’iniziativa, quali soggetti ha coinvolto, come è stato formalizzato
    l’accordo.
  4. Descrizione di: progetto, finalità, organizzazione concreta, azioni previste, risorse materiali e umane,
    strumenti di monitoraggio e valutazione dell’esperienza.
    Se avete una storia di cui parlare vi chiediamo di raccontarla sulla traccia dei quattro punti e di inviarla all’indirizzo mail nazionale@mce-fimem.it o genitoridemocraticicgd@gmail.com
    Se vi manca il tempo di organizzarla in un documento possiamo invece intervistarvi. Potete chiamarci al numero 3470154407 (G. Cavinato) o 3476363217 (Claudio Tosi).
    Ringraziamo vivamente fin d’ora per la collaborazione alla diffusione di buone pratiche di cui la Scuola, le famiglie, i territori, tutta la società hanno fortemente bisogno per affrontare con resilienza la riapertura delle scuole.
    Le associazioni firmatarie del documento “Per una grammatica della riapertura”
    Firmatari del documento e della richiesta:

MCE,CGD,CEMEA Federazione Italiana , LEGAMBIENTE Formazione, Gruppo Nazionale Nidi ed Infanzia, Cenci Casa Laboratorio, Rete di cooperazione Educativa, Fondazione Montessori Italia, CSV Lazio, FOCUS Casa dei Diritti, Acque Correnti, Across